Cos’è il content marketing?

La produzione di contenuti utili dovrebbe essere il cuore delle tue strategie di (web) marketing

content-marketingI consumatori sono ormai più consapevoli verso le tradizionali strategie di marketing. Oggi con la TV on-demand possono saltare le fastidiose pubblicità televisive, siamo tutti avvezzi a scandire le pagine di giornali e riviste ignorando quasi inconsciamente le inserzioni e il navigatore medio si è evoluto ormai ed evita accuratamente banner e pulsanti (che per lui sono irrilevanti)…

I marketer più smaliziati hanno capito ormai che il marketing tradizionale è sempre meno efficace e che c’è un a via migliore: il content marketing!

Ma cos’è esattamente il content marketing?

Il content marketing è una strategia di marketing che si basa sulla produzione e distribuzione costante di contenuti utili e interessanti per attirare un dato target. Il focus non è la vendita in sè, ma la comunicazione e l’acquisizione di clienti.

In sostanza, il content marketing è l’arte di comunicare con i tuoi clienti e con i tuoi potenziali clienti senza vendere direttamente. È in opposizione a quanto definito come “interruption marketing” (si usa a volte il termine outbound marketing). Invece di spingerre i tuo prodotti o servizi, si danno informazioni che rendano i tuoi acquirenti più consapevoli, più informati.
L’essenza di una strategia di content marketing risiede nella convinzione che se noi, come azienda, forniamo in maniera continuata contenuti utili e interessanti ai nostri utenti, loro alla fine ci ripagheranno diventando clienti fedeli.

Ed è vero! Il content marketing è sfruttato da alcune delle più grandi aziende mondiali così come da una pletora di piccole imprese e di professionisti di tutto il mondo. Perché? Perché funziona!

Il content marketing è il presente del marketing

Facciamo un passo indietro e rileggiamo la definizione di content marketing, ma ora omettiamo le parole “utili e interessanti”.  Questa è la differenza tra il content marketing e l’altra spazzatura pseudo-informativa che ricevi dalle aziende che cercano di venderti la loro roba…

Riceviamo informazioni (spesso non richieste) quotidianamente e spesso sono inutili e di nessuno interesse per noi (sì, è spam!). Questo è ciò che rende il content marketing oltremodo intrigante in un panorama odierno di migliaia di messaggi per persona al giorno. Un buon content marketing ferma l’utente, che legge, pensa, agisce, differentemente…

Come amo sottolineare di solito con i miei clienti o i miei allievi, il content marketing non è solo il futuro, ma è il presente.

Il marketing è impossibile senza buoni contenuti

Indipendentemente dalle tattiche utilizzate, la produzione di contenuti di qualità dovrebbe essere parte integrante della strategia di marketing:

  •  Social media marketing: una strategia di content marketing viene prima della tua strategia sui social media.
  • SEO:  i motori di ricerca premiano le aziende che pubblicano contenuti utili e di qualità.
  • PR: strategie di PR di successo affrontano questioni che gli utenti hanno a cuore, non i loro affari. 
  • PPC: perché una campagna di pay per click sia efficace ha bisogno del supporto di buoni contenuti.
  • Inbound Marketing: i contenuti sono la chiave per il traffico in entrata e la generazione di lead.

Secondo un’indagine americana l’80% dei decision maker aziendali preferiscono ricevere informazioni da una serie di articoli piuttosto che da un annuncio pubblicitario. Il 70% asserisce che il content marketing li fa sentire più vicini all’azienda promotrice, mentre il 60% dichiara che i contenuti aziendali li aiutano a scegliere meglio i prodotti.

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Come trovare le parole chiave da usare sul sito

trovare-parole-chiave-sitoMentre assistiamo a continui cambiamenti degli algoritmi di Google, uno dei pochi punti fermi su cui poter sempre contare per una efficace strategia di web marketing è l’ottimizzazione delle parole chiave.

Andrò a illustrare un semplice processo per aiutarti nella costruzione di un elenco di parole chiave per il posizionamento nei motori di ricerca.

1. Compila una lista di argomenti importanti per la tua attività.

Per dare il via al processo pensa agli argomenti per cui vuoi indicizzare la tua pagina come se fossero dei contenitori generici. Questi argomenti si tradurranno in una lista di 5/10 temi che tu reputi siano importanti per la tua attività.
Questi contenitori ti saranno utili più avanti nel processo per definire specifiche parole chiave.

Per esempio, nel caso di un attività come quella di asturi.it, questi contenitori generici potrebbero essere “realizzazione siti”, “blog”, “email marketing”, “SEO”, “social media”.

2. Riempi questi contenitori di argomenti con parole chiave.

Ora che hai dei contenitori di argomenti su cui focalizzarti, è il momento di mettere a fuoco alcune parole chiave per riempirli. Più che parole chiave saranno frasi chiave che tu reputi importanti per il posizionamento nelle SERP (Search Engine Result Pages), le pagine dei risultati dei motori di ricerca, perché supponi che il tuo target possa effettuare ricerche con quelle chiavi.

Continuando con l’esempio autoreferenziale, per il contenitore “SEO”, le frasi chiave potrebbero essere:

  • Ottimizzazione per i motori di ricerca
  • Come ottimizzare per i motori di ricerca?
  • Cosa è la SEO?
  • Ottimizzazione sito web

E così via… L’idea in questa fase non è di avere l’elenco definitivo delle parole chiave, ma fare mente locale su quelle frasi che potrebbero interessare i nostri potenziali clienti su quel determinato argomento. Affineremo la lista più avanti.

Non resta altro da fare che ripetere questo step per ogni contenitore che abbiamo definito al punto precedente. In caso di difficoltà fai riferimento ala tua esperienza diretta con il target o a quella del tuo front office per desumere termini e richieste ricorrenti da parte dei clienti.

3. Assicurati la presenza di un mix di short-tail e long-tail keywords per ogni argomento.

In breve, letteralmente short and long-tail stanno per coda breve e coda lunga: le short-tail keywords sono frasi brevi, di due, massimo tre parole; le long-tail keywords sono frasi più lunghe che contengono tre o più parole chiave.

L’importanza di avere un mix bilanciato delle due tipologie di chiavi si esplica nell’avere un bilanciamento  tra obiettivi a lungo termine e obiettivi a breve termine. Le short-tail keywords sono quasi sempre più competitive di quelle long-tail, per cui sarà più arduo avere un buon posizionamento per queste.

Per esempio, quale di queste chiavi pensi sia più facile posizionare?

  1. Come trovare le parole chiave da usare sul sito
  2. Parole chiave

Se la tua risposta è la numero uno ci hai azzeccato… e considera anche che il traffico che deriva dalla numero uno sarà decisamente quello più appetibile!

Perché?

Semplice, perché qualcuno che cerca qualcosa di così specifico è sicuramente un utente più qualificato per i tuoi prodotti o i tuoi servizi di qualcuno che cerca qualcosa di veramente generico.

Dunque controlla i tuoi elenchi di parole chiave per assicurarti di avere un buon mix di parole chiave a coda breve e lunga per avere dei buoni risultati sia a breve che a lungo termine.

3.1 Trova termini di ricerca correlati.

Se ti stai arrovellando per pensare a più parole chiave che gli utenti potrebbero utilizzare su uno specifico argomento, ecco un semplice suggerimento: vai su Google e dai uno sguardo alle ricerche correlate che compaiono a fondo pagina quando si fa una ricerca. Noterai dei suggerimenti per ricerche correlate alla chiave originale. Queste keywords possono fornirti delle idee per altre long-tail keywords che potresti prendere in considerazione.

ricerche-correlate-google

Un piccolo bonus: vai nei tuoi termini correlati e vedi i loro termini correlati 😉

4.  Guarda come la concorrenza si posiziona per queste keyword.

Solo perché la tua concorrenza sta facendo qualcosa non è detto che anche tu debba. Lo stesso vale per le keyword. Solo perché una chiave è importante per la tua concorrenza non necessariamente lo sarà per te. Comunque analizzare e capire perché la tua concorrenza usa certe keyword è importante per migliorare ulteriormente la tua lista.

Se un tuo competitor si posiziona per certe chiavi che sono anche sulla tua lista, vale la pena di lavorare a migliorare il tuo posizionamento per quelle chiavi. Ad ogni modo non ignorare quelle chiavi che la concorrenza sembri trascurare. Potrebbe essere una importante occasione per garantirti una fetta di mercato su termini importanti.

Comprendere il giusto equilibrio tra termini più competitivi e termini un po’ più alla tua portata ti aiuterà a mantenere quel giusto equilibrio a cui facevamo riferimento prima parlando di short e long-tail. Tieni presente che l’obiettivo deve essere sia a breve termine che a lungo termine per queste chiavi piùc ompetitive.

5. Usa gli strumenti di Google per affinare il tuo elenco.

Ora che hai il giusto mix di keywords è il momento di snellire la lista con dati più qualitativi. Ci sono diversi strumenti a disposizione per fare ciò. Personalmente preferisco  usare lo “Strumento di pianificazione delle parole chiave” di Google, che per brevità chiamerò “Keyword Planner” (devi avere un account AdWords, ma tranquillo, non dovrai creare una campagna), assieme a Google Trends.

Nel Keyword Planner potrai avere una indicazione sul volume di ricerca mensile per la chiave inserita e per le chiavi suggerite con una stima della concorrenza.

keyword-planner-idee

Utilizza il Keyword Planner per contrassegnare i termini che hanno un volume di ricerca troppo basso (o troppo alto) e non ti aiutano a mantenere il giusto equilibrio di cui sopra. Ma prima di eliminarli definitivamente dalla lista, controllane storia e proiezioni su Google Trends.  Alcuni termini a basso volume potrebbero rivelarsi vincenti sul lungo termine.

google-trends

Congratulazioni! Ora hai una lista di keyword che ti aiuterà a mettere a fuoco una strategia vincente per la tua attività e ottenere benefici a breve e lungo termine.

Assicurati di rivedere le tue liste periodicamente, trimestralmente direi, ma dipende dal tipo di attività ovviamente, al fine di mantenere e accrescere il posizionamento ottenuto.

8 buoni motivi per non acquistare liste di email

8-motivi-non-acquistare-liste-emailPrendo spunto dalla richiesta di un amico riguardo a cosa ne pensassi riguardo l’acquisto di un database di email per fare il punto su questa pratica che, sebbene diffusa, rivela una certa miopia da parte di chi se ne serve.

L’acquisto di un elenco di contatti email potrà sembrare una soluzione rapida e indolore per acquisire nuovi contatti e spargere il tuo verbo…

In realtà questa pratica potrebbe determinare la fine della tua credibilità. E sebbene sia reperibile in queste liste qualche contatto utilizzabile, si potrebbe incappare in problemi a a breve e lungo termine con l’acquisto di liste di email.

Detto ciò, si spera che quanto segue  possa ispirarti in futuro, allorché vorrai acquistare una lista di indirizzi email, e indirizzarti sul modo migliore (e più sicuro) per aumentare i tuoi contatti (e le tue vendite).

 1. I destinatari di quella lista non vogliono sapere nulla di voi.

Cosa c’è di peggio di una telefonata a freddo dall’operatore di turno che interrompe la tua giornata (o peggio, il tuo pranzo o la tua cena…)? Tre parole “email non richiesta” (leggi spam!). Far partire centinaia, o migliaia, di email verso persone che non hanno scelto se riceverle o meno può avere un effetto negativo sul tuo brand e, ancora peggio, farti finire in una black list.
La maggior parte dei contatti email acquistati probabilmente non hanno idea di chi tu sia, di cosa si occupi la tua azienda, o di come hai avuto le loro informazioni. Converrai che non è proprio il modo migliore per fare una buona prima impressione…

Chi ti fornisce l’elenco di email ti rassicurerà sul fatto che quei contatti hanno scelto di ricevere informazioni, ma forse non è proprio vero al 100%… magari hanno scelto di ricevere email promozionali in maniera inconsapevole, magari credendo di accettare i termini di chissà quale servizio. Gran parte delle email saranno state raccolte con un crawler automatico, una sorta di motore di ricerca che raccoglie indirizzi email da migliaia di pagine web… Losco, non trovi…?

Avviare un rapporto d’affari inviando spam a qualcuno è senza dubbio un’ardua impresa… per non dire inutile…

2. I dati dell’elenco di email non sono così precisi come il fornitore dice.

I fornitori di questi elenchi di email promettono informazioni affidabili e un alto tasso di accuratezza dei recapiti. Purtroppo questo si verifica raramente. La realtà è che queste liste sono piene zeppe di dati errati e non aggiornati e spesso anche gli indirizzi di posta stessi non sono più attivi. Ciò comporta che se stai inviando messaggi a questi indirizzi email, potresti essere segnalato come spammer e finire in una black list.

Qualsiasi inesattezza nei dati farà sì che il destinatario metta in dubbio la tua credibilità.

Non sprecare tempo e denaro inseguendo contatti di scarsa qualità, o peggio ancora, contatti inesistenti. Investi invece in attività di marketing che stabiliscano la tua azienda come leader del suo settore, investi nel costruire la fiducia dei visitatori del tuo sito web, e di conseguenza converti i visitatori in sottoscrittori della tua newsletter.

3. Potresti finire per personalizzare erroneamente le tue email.

Con la maggior parte di servizi di invio di posta elettronica hai la possibilità di usare campi personalizzati, come nome, cognome, titolo, azienda, nelle campagne di invio di email. Se hai un rapporto consolidato con il destinatario del messaggio è appropriato usare un certo livello di personalizzazione, ma va da se che questa pratica potrebbe essere alquanto rischiosa quando si lavora con una lista di indirizzi email acquistata.

Quando acquisti un elenco di email, non ti sei guadagnato il diritto di conoscere le informazioni di contatto di queste persone, o stabilire alcun tipo di relazione o senso di fiducia.

Il marketing su misura può essere incredibilmente produttivo, sii solo accorto a non farlo prematuramente…

Ricevere una comunicazione non richiesta è come cominciare una conversazione con uno sconosciuto su un bus. Come ti sentiresti se questo sconosciuto conoscesse il tuo nome, il tuo lavoro e la tua email? Non saresti diffidente, se non spaventato da quella persona…?

4. Probabilmente stai violando i termini del servizio dell’ESP.

Ogni Email Service Provider (ESP) che si rispetti evidenzia di solito chiaramente due elementi nelle sue condizioni di servizio:

  1. Non invierai spam!
  2. Non userai liste di email acquistate, affittate o ottenute da terze parti!

Perché un ESP dovrebbe preoccuparsi dell’etica delle tue campagne email?
Quando fai un invio di massa attraverso un ESP, il messaggio è instradato attraverso un comune indirizzo IP associato al provider. Se troppi clienti di quel provider inviano email di bassa qualità, la cosa può ripercuotersi sul provider stesso e su tutti i clienti di quell’ESP.

Dunque se il tuo ESP usa un IP condiviso, come spesso accade, basta una solo mela marcia a rovinare tutto il raccolto…

5. L’invio di email a liste acquistata può ridurre la tua generale capacità di comunicare via email.

Come anticipato, la capacità di raggiungere il destinatario può essere pesantemente inficiata dall’utilizzo di elenchi email di terze parti.Considerato che per molte aziende l’email è il canale primario (se non l’unico) di comunicazione con la clientela, cosa accadrebbe se tutte le tue email non raggiungessero più i destinatari? Richieste, fatture, news… tutto al vento…

Una email può finire in tre modi: consegnata con successo nella casella del destinatario, indirizzata nella cartella di spam o intercettata da un gateway di un ESP che ne impedisce la consegna. In questo ultimo caso non riceverai alcuna notifica o messaggio di errore.

La “consegnabilità” (i miei colleghi anglofoni parlano di deliverability) può diventare un problema serio. Tutto si riduce a ciò che viene detta “sending reputation”, è cioè la reputazione del mittente: L’ESP monitora la tua attività di invio basandosi su un certo numero di segnali, tra cui:

L’invio di email pertinenti e formattate correttamente;

I pattern nel volume di invii che fai;

Il numero di volte che le tue email sono contrassegnate come spam;

La frequenza di rimbalzo dei tuoi messaggi di posta.

Se acquisti una lista di email e cominci a inviare un volume  di email inusuale per la tua media, ci sono buone possibilità che la tua attività faccia suonare dei campanelli. Se ciò non dovesse bastare, l’alta frequenza di rimbalzo potrebbe fare il resto. Se il tuo ISP segnala il tuo account potresti avere serie ripercussioni sull’utilizzo della tua posta elettronica e di fatto, in alcuni casi, bloccare completamente la tua capacità di comunicare via email.

6. È così facile che chiunque può farlo.

Anche se probabilmente già lo sai, voglio svelarti un segreto: tu non sei il primo ad acquistare una lista di email…

È molto probabile che i tuoi concorrenti abbiano bombardato quegli stessi indirizzi centinaia di volte. Ed è per questo che molto probabilmente quegli stessi contatti non leggeranno nemmeno i tuoi messaggi…
Validi rapporti commerciali si fondano sulla fiducia, non sullo spam…

Se tu avessi una bella lista di email a cui i contatti si sono iscritti autonomamente, la condivideresti con i tuoi competitors…?

 7. L’uso di liste di email può essere un killer per il morale dell’addetto alle vendite o al marketing.

Potrebbe anche darsi che la persona che ha deciso che l’acquisto di un elenco di email sia una buona idea non coincida con la persona che si occupa della campagna di email. Per chi si occupa dell’esecuzione della campagna, utilizzare una lista di email può essere davvero devastante per il suo morale.

Se si è abbastanza fortunati da ricevere delle risposte, suoneranno più o meno così:

  • “Smettetela di inviarmi email”
  • “Come avete avuto i miei recapiti?”
  • “Mi avete inviato 10 email questa settimana!”
  • “Non sono interessato”

8. Le liste di email possono influenzare negativamente il tuo CRM

L’acquisto di un elenco di email  può avere serie ripercussioni anche sul tuo sistema di CRM. Quando realizzi che gran parte dei contatti che hai acquistato non sono legittimi può diventare molto difficile separarli dai contatti genuini.
Estrarre dei dati affidabili da campagne che utilizzano contatti di varie risorse  può rendere l’analisi difficoltosa e spesso inutile.

Spesso poi l’utilizzo di liste di email può avere un effetto anche sul costo di gestione delle campagne: molti software basano il loro prezzo sul volume dei contatti e se il tuo piano prevede fino a 2.500 contatti, una mailing list con 10.000 record può sicuramente comportare un aggravio dei costi per gestire questi dati aggiuntivi.

Qual’è dunque la soluzione?

Invece di bombardare migliaia di ignare caselle di posta, l’inbound marketing si focalizza nell’attrarre persone che cercano informazioni sui tuoi prodotti o sui tuoi servizi. La produzione di contenuti strutturati per i tuoi potenziali clienti farà in modo che gli utenti sottoscrivano naturalmente la tua newsletter. Questa autorizzazione alla comunicazione fonda le basi di un potenziale rapporto commerciale.

Guadagnare l’interesse e la fiducia dei tuoi contatti è la premesse essenziale  per la strutturazione di solidi e duraturi rapporti commerciali.

5 consigli per l’email marketing

Cinque rapidi consigli per fare un buon email marketing

5-consigli-email-marketingL’email marketing diventa sempre più popolare e sempre più utilizzato come  valido supporto di una buona campagna di web marketing.

Ne avrai sentito parlare, e magari ti ci sei pure cimentato… Per ottenere dei buoni risultati ecco cinque efficaci consigli per fare email marketing in maniera proficua.

1. Il target dell’email

In un mercato sempre più frenetico è necessario fare molta attenzione a chi approcci e in che modo. Se perdi l’attenzione di un potenziale cliente è verosimile che tu te lo sia giocato per sempre. Scegli dunque con attenzione il target di riferimento per il tuo email marketing e raggiungilo con messaggi che possono essere di un qualche interesse per esso. Selezionare il taget giusto per l’invio delle tue email ti eviterà di sprecare tempo e risorse per persone che non diventeranno mai tuoi clienti.

2. Il design dell’email

Ecco il punto: le email lente e brutte vengono cancellate o non usciranno mai dalla cartella dello spam… Le email devono avere un lay-out fluido e creativo e che sopratutto agevoli la lettura. Usa immagini attraenti, colori gradevoli e rendi facile lo scorrimento del testo della email. E cosa più importante, invia sempre email responsive, che si adattano ai dispositivi mobili!

3. Il messaggio dell’email

Ormai abbiamo tutti familiarità con le email di spam. Non inviare una di quelle email! Il messaggio inviato dovrebbe essere rilevante per il destinatario, per la sua attività, per le sue preferenze…

Un altro elemento importantissimo dell’email è la prima cosa che il destinatario vede: l’oggetto. In quella breve sentenza ci giochiamo tutto, molto probabilmente il destinatario deciderà se leggere o meno la tua email già dall’oggetto. Dunque è importante avere un oggetto dell’email che sia creativo e accattivante.

4. L’orario d’invio dell’email

La scelta dell’orario giusto per l’invio dell’email è altrettanto importante quanto la scelta di destinatari e contenuti. Non inviare l’email durante la notte, attendi che i tuoi destinatari siano svegli e magari che siano al lavoro. Saranno più inclini a prestare attenzione a quello che scrivi. Le conversioni aumentano per eventi o giornate particolari, come durante le feste. Prova a usare questi periodi a tuo vantaggio.

 5. L’incentivo dell’email

Un modo certo per perdere potenziali clienti è di non fornire loro un incentivo nella email inviata. Cerca di dare ai tuoi destinatari un motivo per rispondere al tuo messaggio ed eventualmente convertirli in tuoi clienti.

Prova ad applicare questi consigli alla tua campagna di email marketing per sperimentare un miglioramento nelle conversioni e nei successivi profitti.

Come impostare una pagina aziendale su LinkedIn

impostare-pagina-aziendale-linkedinUna pagina aziendale (company page) aiuta i membri di LinkedIn a conoscere la tua attività, il tuo brand, i prodotti e servizi che offri e le opportunità di lavoro che eventualmente puoi offrire. Ogni membro di LinkedIn, come accade per gli altri social media, può seguire una pagina aziendale.

Se vuoi impostare una pagina aziendale su LinkedIn per la tua attività, in primo luogo devi verificare di avere i requisiti giusti.

Chi può aggiungere una pagina aziendale su LinkedIn?

È possibile aggiungere una nuova pagina aziendale su LinkedIn solo se si soddisfano tutti i seguenti requisiti:

  1. È necessario possedere un profilo personale impostato con il tuo vero nome e cognome.
  2. La tua efficacia del profilo deve essere elencato come intermedia o massima.
  3. È necessario disporre di più connessioni sul tuo profilo.
  4. Sei un dipendente della società attuale e la posizione è elencato nella sezione “Esperienza” del tuo profilo.
  5. Si dispone di un indirizzo di posta elettronica aziendale (per es. pippo@topolino.com) aggiunto e confermato sul tuo account LinkedIn.
  6. Il dominio di posta elettronica della tua azienda è unico per l’azienda.

Nota: Un dominio non può essere utilizzato più di una volta per creare una pagina aziendale. Poiché i domini come gmail.com, yahoo.com o servizi email generici non sono unici per un’azienda, tali domini non possono essere utilizzati per creare una pagina aziendale. Si potrebbe considerare la creazione di un gruppo se la tua azienda non dispone di un dominio di posta elettronica univoco.

Aggiungere una pagina aziendale

  1. Posiziona il cursore su Interessi nella parte superiore della tua home page e seleziona Aziende.
  2. Clicca sul link Aggiungi un’azienda in alto a destra.
  3. Inserisci il nome ufficiale della tua azienda e il tuo indirizzo email di lavoro.
  4. Clicca su Continua e inserisci le informazioni sulla tua azienda.
    • Se l’indirizzo email lavorativo che fornisci è un indirizzo email non confermato sul tuo account LinkedIn, sarà inviato un messaggio a quell’indirizzo. Segui le istruzioni nel messaggio per confermare il tuo indirizzo email, quindi esegui la procedura indicata sopra per aggiungere la pagina aziendale.
    • Un messaggio di errore in rosso potrebbe apparire se riscontri problemi aggiungendo una pagina aziendale, segui i messaggi per correggere.
    • Non è disponibile un’anteprima della tua pagina aziendale completata. Per vedere la pagina devi pubblicarla.

 

Costruire il personal brand sui social media

personal-branding-social-mediaIn un mondo dove i social media imperano, ognuno di noi è diventato un marchio.

Tutto ciò che diciamo e facciamo sui canali social in definitiva dice agli altri tutto ciò che siamo. Considera l’attività sui social media la versione 2.0 della comunicazione non verbale. Tutto i tuoi like, le condivisioni, i commenti, i pin o i retweet esprimono qualcosa di te.

La cosa può essere sia una benedizione che una maledizione, soprattutto quando si vuole affermare se stessi come leader di pensiero o come risorsa credibile in un settore particolare. Devi essere consapevole che ogni azione pubblica on-line contribuisce a costruire il tuo personal brand. Così, come puoi avere la certezza che stai costruendo un buon personal brand sui social media?

Facebook

Quasi tutti sono su Facebook, così come si può usare Facebook per cominciare a stabilire se stessi come un’autorità in un settore particolare ?

Pubblicare contenuti utili in un tono colloquiale. Se davvero si vuole cominciare a essere considerati competenti in una determinata area , è necessario dimostrare che sai il fatto tuo! Preferibilmente sfrutta i tuoi blog preferiti e discutine apertamente. Educare altre persone è un ottimo modo per iniziare a gettare le basi della propria autorevolezza .

Tieni presente che non tutti i tuoi amici di Facebook saranno interessati alle tue cose di lavoro, quindi cerca di non inondarli con informazioni di cui non gli importa nulla. Se ti vuoi focalizzare sul tuo brand e sulla tua  attività, considera seriamente la creazione di una brand page per evitare di tediare i tuoi amici.

Considera anche di trovare o aprire un gruppo su Facebook dove le persone che la pensano allo stesso modo possono incontrarsi e scambiarsi informazioni.

Un mix di questi approcci ti permetterà di costruire la tua credibilità e al contempo non infastidire i tuoi amici.

Twitter

Twitter è diventato il canale d’elezione per fare personal branding, e qui in Italia abbiamo molti esempi lampanti nel mondo dello spettacolo e del giornalismo. La dinamica veloce del canale sociale, lo rende ideale per la condivisione di blog, pensieri, curiosità divertenti e per interagire con gli altri utenti senza annoiare gli utenti.

È consigliabile creare un elenco di power user che ammiri e prestare attenzione a che tipo di contenuti condividono. Twitta su news di settore senza tralasciare di includere il tuo punto di vista. Non essere un “robo- tweeter”, aggiungi sempre del tuo nei 140 caratteri. Assicurati di utilizzare hashtag appropriate in modo che il tweet sarà rintracciabile per coloro che stanno facendo ricerche su Twitter.

Partecipa ai topic di tuo interesse per connetterti con persone che la pensano come te su un determinato argomento. Quanto più si partecipa, più si può guadagnare credibilità.

Fare personal branding su Twitter richiede un sacco di tempo e fatica , ma se lo fai nel modo giusto puoi davvero costruire una solida base di follower.

Google+

Google+ in questo momento e sotto-utilizzato rispetto alle sue potenzialità. Comparato agli altri social network potrà apparire come una città fantasma, ma se sai dove cercare trovi alcuni trai migliori opinion leader di internet.

Le communities di Google+ sono un ottimo canale per individuare delle nicchie dove inserirsi per cominciare una conversazione o partecipare a una già avviata.

In generale per Google+ funziona un po’ come con Twitter, per avere successo devi starci dentro. Bisogna postare almeno ogni giorno e includere hashtag rilevanti nei propri post.

Un altro fattore determinante è la Google Authorship, approfondiremo questo tema in un articolo specifico.

LinkedIn

LinkedIn dovrebbe costituire la base per le tue attività di personal branding. Qui dovresti pubblicare contenuti rilevanti per la tua attività, partecipare alle discussioni e dire la tua su contenuti condivisi da altri utenti.

Una grande funzionalità di LinkedIn sono gli endorsement: ogni utente ha la possibilità di avallare le specifiche capacità lavorative delle sue connessioni. Ottenere queste raccomandazioni può aiutare quelli che vedono il tuo profilo ad avere un’idea circa il tuo set di abilità.

Non trascurare LinkedIn e usarlo solo quando sei a caccia di lavoro. Forse non è attraente come gli altri social media, ma è il posto dovo la tua leadership intellettiva può cominciare a crescere.

In conclusione una considerazione di carattere generale: devi essere “like-abile”. A nessuno piacciono gli sbruffoni, le persone sgradevole o quelli che condividono di tutto indiscriminatamente… moderazione e buon senso!

Come i social media possono favorire la PMI

Usi i social media per promuovere i tuoi affari?

Le aziende di tutto il mondo stanno sperimentando i benefici nell’utilizzare i social media per incrementare i loro affari. Certo ci vuole tempo, pianificazione e impegno per riuscire davvero, ma essere socialmente attivi consente alle aziende di mirare a un pubblico specifico, interagire con i clienti consolidati e raggiungere nuovi clienti.

Molti imprenditori rimangono scettici e non vedono i benefici del web marketing e l’importanza di una forte presenza online. Essere attivi sui social media aiuta anche a rafforzare la SEO, purché l’azienda abbia un sito web.

Si spera che questa infografica possa aiutare a cambiare idea agli scettici e convincerli a provare il social media marketing nel 2014!

Come migliorare la tua strategia di mobile marketing

strategia-web-marketing-mobileAncora una volta sei stato risucchiato nell’ennesima accattivante pubblicità su Facebook – sei solo a un paio di clic dal possedere l’ultimo gadget tecnologico che tanto desideri.

Solo che durante questo particolare shopping sei in viaggio, stai navigando sul tuo smartphone e il sito non viene visualizzato correttamente. Di fronte al fastidio e al disagio di dover zoomare e fare clic su piccolissimi link, frustrato dalla difficoltà di compilazione di un modulo per pagare con carta di credito, chiudi la pagina e probabilmente la dimentichi per sempre.

Questo scenario è un vero incubo per le aziende che cercano di ottimizzare al meglio i loro siti web per tutte le dimensioni di schermi.

Oggi le persone hanno brevissimi tempi di attenzione. Vogliono le news in frammenti di 140 caratteri, vogliono fare shopping on-line con un solo click e vogliono illimitata accessibilità a tutte le informazioni dai loro smartphone e tablet.

È facile per le aziende perdere clienti con un sito web complicato, lento o inefficiente. Dopo tutto, se la tua azienda non dispone di una strategia mobile praticabile, è probabile che un tuo concorrente sia al passo coi tempi e il cliente a caccia dell’ultimo gadget tecnologico che tanto desidera andrà da lui…

In un mondo sempre più “mobile”, c’è più di una ragione per cui tenere d’occhio il traffico mobile sul tuo sito web. Di seguito diamo uno sguardo ad alcune delle più comuni ragioni per cui questo dato è così importante per la tua strategia e cosa puoi fare di conseguenza per per ottimizzare il marketing.

“Responsive” è la parola chiave del 2013

I consumatori hanno una grande quantità di opzioni disponibili quando si tratta di scegliere i dispositivi mobili: optare per un leggero e compatto 4 pollici, o per la più alta risoluzione di un più ingombrante phablet (termine informale per dispositivi touch-screen con schermi compresi tra i 5 pollici e i 7 pollici)? tablet Windows Surface, Galaxy o iPad? Decisioni, decisioni… Con la grande varietà di opzioni sul mercato oggi l’ottimizzazione di un sito per la pletora di dimensioni di schermi e sistemi è sufficiente per fare  girare la testa a qualsiasi marketer o sviluppatore.

Il responsive design sta diventando la soluzione ideale per le aziende che vogliono ottimizzare il sito su tutta la linea mobile senza  avventurarsi in scoraggianti tentativi di sviluppare una vera e propria app per ogni dispositivo.

La necessità di un sito responsive (o, in italiano, reattivo) dipende dalla vostra specifica attività, dal sito web, così come dal budget. Può essere valsa la pena di passare al responsive se il sito è ricco di immagini, video, articoli o e-commerce.
L’analisi del traffico mobile può aiutare a prendere queste difficili decisioni: Da quali dispositivi gli utenti accedono al tuo sito? Quali sistemi operativi sono più comuni tra il traffico sul tuo sito? Ci sono più utenti che visitano il tuo sito su smartphone, o su tablet? Qual è il rapporto globale tra traffico mobile e traffico desktop?

Detto ciò, non sempre il responsive design rappresenta il punto di arrivo di una strategia mobile. Analisi approfondite e una buona comprensione dei comportamenti degli utenti sono altri importanti fattori da considerare.

I consumatori si comportano diversamente su smartphone e tablet, che hanno diverse funzionalità e capacità. Chi si occupa del marketing deve analizzare il comportamento e le esperienze in tutta la canalizzazione di acquisto per capire la scelta migliore per il web design o per la progettazione di un’applicazione.

In sintesi bisogna avere un approccio multi-angolare al responsive design. Forse non tutte le imprese hanno bisogno di investire in un sito che si visualizzi alla perfezione su ogni dispositivo disponibile sul mercato, ma con il 17,4% di tutto il traffico web che passa su mobile, è senz’altro un aspetto da tenere in seria considerazione.

Nuovi modelli comportamentali

Quando e come gli utenti visualizzano i contenuti su cellulare comporta diverse decisioni, dalla lunghezza dei tuoi video a dove sono posizionati determinati contenuti. Monitorare i modelli comportamentali e il flusso di pagina tra gli utenti mobili può indirizzare le tue decisioni per molte di queste ottimizzazioni.

Osservare le metriche riguardanti determinati comportamenti – come il tempo trascorso a navigare il sito o guardare video – fornisce anche informazioni preziose su come adattare i contenuti per utenti di smartphone e tablet. Forse i video possono essere preminenti per una visualizzazione su tablet, mentre indicazioni stradali e informazioni di localizzazione possono essere prominenti su smartphone.

Ottimizzare la pubblicità per mobile

Saper come si comportano i tuoi utenti su mobile dovrebbe inoltre influenzare pesantemente la strategia di advertising: dove promuovere il proprio brand e e quale messaggio inviare?

Potrebbe rivelarsi proficuo cercare di accaparrarsi potenziali clienti, piuttosto che spingere direttamente verso la vendita. A tal fine sarà utile rimuovere contenuti irrilevanti per agevolare l’esperienza di navigazione dell’utente in base al dispositivo che utilizza.

Come per la strategia di adv, l’analisi del traffico mobile può rivelarsi estremamente utile anche al momento di elaborare campagne di email marketing.

Secondo Experian, quasi il 50% delle email sono aperte su mobile. MailChimp ci fornisce un altro dato su cui riflettere:  il 69% degli utenti  cancella i messaggi di posta elettronica senza nemmeno leggerli se non sono ottimizzati per il mobile.

La morale? Assicurati che le tue  newsletter siano ottimizzate!

Interpretare correttamente i dati

Quando si tratta di metriche e metriche mobile in particolare, è importante notare che l’intero processo di analisi è più simile a un puzzle che a una progressione lineare.

Aziende ed esperti di marketing devono prendere i dati dal traffico mobile e visualizzarlo nel più ampio paradigma della loro strategia di analisi globale. Per esempio, se il tuo sito ha una frequenza di rimbalzo elevata, ma solo per gli utenti mobile, la cosa non è da considerare necessariamente negativa. Potrebbe darsi che quegli utenti accedono al sito semplicemente a scopo di confronto in un negozio reale per poi magari acquistare sul sito da casa. Il contesto è fondamentale.

La Social Search di Google anche in Italia

La nuova versione della Social Search di Google sbarca anche in Italia, su google.it.

La funzione era già attiva su google.com e ora anche da noi è incorporata in quella che è la visualizzazione dei risultati privati: in pratica se hai eseguito l’accesso al tuo account Google, verranno visualizzati risultati di ricerca dai prodotti Google che utilizzi, come Gmail o Google Calendar e soprattutto Google+.

Infatti, coerentemente alle chiavi inserite, i risultati di ricerca potrebbero includere i contenuti che puoi visualizzare in Google+, come i post dei tuoi amici e i link su cui le persone nelle tue cerchie di Google+ hanno fatto +1.

L’opzione per modificare le impostazioni, evidenziata nell’immagine seguente, non viene visualizzata se non hai eseguito l’accesso al tuo account Google e non esegui ricerche in https.
Facendo clic sul pulsante dell’icona a forma di globo nella parte superiore destra della pagina dei risultati di ricerca vedrai solo i risultati dal web pubblico.
Cliccando sull’icona dei risultati privati visualizzerai nuovamente tutti i risultati.

Questa impostazione è specifica della sessione, quindi, se si chiude il browser, i risultati privati potrebbero essere visualizzati nella ricerca successiva.

Google Social Search anche in Italia

Vediamo in pratica come cambiano le cose

Ecco una ricerca che ho effettuato per “sorrento hotel”:

Google Social Search - esempio 1

e la stessa ricerca effettuata disattivando i risultati personali:

Google Social Search - esempio 2

Noti la differenza?

I risultati dalle mie cerchie di Google+ compaiono a fondo pagina alterando di fatto il posizionamento.

Siamo di fronte a un importante mutamento, e chi si occupa di SEO dovrà necessariamente rivedere le proprie strategie aprendosi alle nuove frontiere della Social Search!

7 miti del content marketing sfatati

7-miti-del-content-marketing-sfatatiIl content marketing consente alle aziende di connettersi con i clienti reali e potenziali per fornire valore attraverso contenuti originali e di qualità.

Con il crescente interesse degli ultimi anni nel content marketing, i cosiddetti esperti hanno emesso pareri contrastanti su cosa funziona e cosa no.

Ecco sette dei più comuni miti nell’ambito del content marketing e la verità dietro di essi.

1. Non si può avere qualità e quantità

Si discute sempre se sia più importante la qualità o la quantità  quando si tratta dei contenuti che la tua azienda sta creando. Invece di accontentarsi di una o dell’altra, considera di dedicare più risorse per la creazione di contenuto significativo modulabile in base alle esigenze del settore.

2. I social media sono l’unico indicatore di successo

I social media come canale di marketing sono estremamente utili per estendere la portata dei contenuti e ottenere un prezioso feedback per individuare i contenuti che funzionano per il pubblico.

Tuttavia, i social media non sono l’unico indicatore di successo: un aumento di utenti che visitano per la prima volta il tuo sito e un miglior posizionamento nei motori di ricerca sono altri due forti indicatori al di là di un aumento di like e follower.

3. Creare contenuti relativi a qualsiasi evento corrente

È vero che la creazione di contenuti relativi all’attualità è in grado di produrre risultati, ma non ogni tendenza o evento è legato alla tua attività. Trovare il giusto contesto è uno dei fattori più importanti nel determinare il successo dei contenuti presso il pubblico.

Determina se un evento ampiamente pubblicizzato, come gli Oscar, per esempio, è legato agli interessi della tua azienda prima di sviluppare contenuti o commenti sul tema. Solo allora sarà appropriato per la tua azienda a partecipare alla conversazione in corso.

4. I contenuti lunghi sono morti

I contenuti in forma allungata sono vivi e vegeti, ma spesso sono erratamente considerati irrilevanti a causa della crescita di micro contenuti.

I contenuti lunghi possono avere una risonanza altrettanto efficace, se non di più, dei contenuti in forma abbreviata, quando sono immessi nel giusto contesto – per esempio, su un blog aziendali, in documenti tecnici, eBook o articoli. L’aspetto più importante della fruizione dei contenuti lunghi è che sia distribuito o ospitato su canali dove il pubblico si aspetta di trovarli.

5. Creare contenuti su blog è essenziale

I blog sono una componente importante per la tua strategia di content marketing in quanto sono un canale canonico per la comunicazione con il pubblico. Tuttavia, incorporare altri tipi di contenuti nella tua strategia può essere altrettanto importante.

Visuals, infografiche, schede tecniche, eBook, contenuti generati dagli utenti, video, presentazioni, cartoni animati, dati e podcast originali sono tipi di contenuti alternativi per i post sui blog tradizionali che l’azienda può utilizzare per raggiungere il pubblico giusto.

6. Tutto il contenuto deve essere serio e rilevante

Non tutti i tuoi contenuti deve avere un tono serio, perché a seconda del tuo business e del mercato, il pubblico potrebbe non voler vedere un solo tipo o un solo tono di materiali. Includere contenuto umoristico o stravagante aggiunge profondità e varietà alla tua comunicazione.

Inoltre non è il caso che ogni pezzo di contenuto deve essere altamente rilevante. Tutto il materiale che la tua azienda sviluppa dovrebbe semplicemente essere una parte di un messaggio più grande che racconta la tua storia e discute gli argomenti che sono importanti per la tua attività.

7.  Il solo scopo del content marketing non è la generazione di lead e le vendite

Il content marketing può eventualmente far aumentare le vendite e i lead per la tua attività, ma soprattutto dovrebbe essere focalizzato nel costruire familiarità, condivisibilità e fiducia con i clienti esistenti, con i potenziali clienti e con le persone che interagiscono con i tuoi clienti.

Focalizzare esclusivamente la produzione di contenuti su profitti e lead non aiuterà a produrre una comunicazione più efficace per il tuo pubblico. Mantieni la tua attenzione su quali informazioni sono preziose per il tuo cliente, fornendo la giusta quantità di contenuti di qualità nel giusto contesto.