4 segni per capire se hai bisogno di un restyling del tuo sito web

Riprogettare un sito web richiede senz’altro un grande impegno. Tuttavia, avere un sito web aggiornato, al passo con gli standard odierni di sviluppo, è essenziale per rimanere competitivi in qualsiasi settore.   Se non hai aggiornato il tuo sito web negli ultimi anni, probabilmente stai ostacolando la tua attività e la tua presenza online con un sito obsoleto.

Ecco quattro segni che possono rivelarti se hai bisogno di un restyling del tuo sito web.

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1. Il tuo sito web non funziona su dispositivi mobili

Riprogettare un sito web è qualcosa che va decisamente oltre un semplice cambiamento visuale, si tratta anche di aggiornare le funzionalità.
Il tuo sito dovrebbe essere compatibile e facile da usare su tutti i dispositivi. Se non è così, potresti perdere molti clienti. Se il tuo sito non è fruibile sul dispositivo utilizzato dai tuoi utenti, è facile che questi si spostino sul sito di un tuo concorrente che offra una migliore esperienza di navigazione su mobile.
Secondo uno studio di Google, il 61% degli utenti lascerà un sito web se non riuscirà a visualizzarlo correttamente sul suo telefono cellulare.

Google attualmente penalizza i siti che non sono mobile-friendly abbassando il loro posizionamento nei risultati di ricerca. Dato che oltre i 20% delle ricerche sono effettuate su dispositivi mobili di cui più della metà sono ricerche locali, la cosa potrebbe ridurre considerevolmente il traffico verso il tuo sito web.

 2. Il posizionamento nei motori di ricerca è basso

Gli algoritmi dei motori di ricerca cambiano continuamente e chi si occupa di SEO negli ultimi anni ha potuto vedere grossi mutamenti in atto. Per esempio se prima si usava riempinzare contenuti e metatag con lunghissime sequenze di keywords, pratiche “blackhat SEO” come queste oggi possono seriamente inferire negativamente sul posizionamento.

Un restyling del sito web ti permetterà la possibilità di aggiornare il sito con contenuti freschi, di alta qualità e originali scritti tenendo presenti le pratiche SEO più attuali.

3. Non usi un CMS (Sistema di gestione dei contenuti)

Niente di peggio che voler aggiungere o togliere qualcosa al tuo sito web e dover fare i salti mortali per farlo, o peggio, doversi rivolgere a chi ha realizzato il tuo sito web. In questo caso è giunta l’ora per prendere in considerazione un CMS (Content Management System).

Un CMS ti consente di gestire facilmente le informazioni sul tuo sito, incluso il contenuto attuale, nuove pagine e i post del blog per tenere tutto sempre aggiornato. E tutto questo può essere fatto senza l’aiuto di uno sviluppatore web e senza modificare il codice. Bonus extra: avere il controllo completo del tuo sito web ti consente di risparmiare tempo e denaro.

Occhio però a chi ti offre di impostare il tuo sito su quello che viene definito un “CMS proprietario”, cioè sviluppato dall’agenzia o dal web designer che si occupa del restyling, non sempre la scelta si rivela azzeccata per svariate ragioni (approfondiremo il discorso con un post specifico sull’argomento).

4. Il tuo sito non offre alcun valore per i tuoi clienti

Anche se il tuo sito web riceve un numero considerevole di visitatori, un restyling potrebbe essere ancora necessario. Un potenziale cliente potrebbe visitare il sito  una volta, ma se non trovano nulla di valore, difficilmente farà ritorno. Ciò significa che il tuo sito web ha bisogno di una grande quantità di informazioni interessanti e utili, e deve essere aggiornato regolarmente. Aggiornare il sito web per essere attuale, rilevante e pieno di buoni contenuti andrà a beneficio della tua attività e della fidelizzazione dei tuoi clienti.

Se il tuo sito web ha anche uno solo di questi quattro problemi, è giunto probabilmente il momento di cominciare a pensare a un restyling.

Anche il restyling del tuo sito web ti potrà sembrare complicato e costoso, non lasciarti spaventare, sarà senz’altro un processo a tratti anche divertente, che ti aiuterà a ripristinare un contatto più diretto con la missione e i valori della tua attività. E soprattutto è un passo necessario per mantenere la clientela attuale, acquisire nuovi clienti e presentare la tua azienda nel migliore dei modi.

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Google consente di personalizzare la sua barra di avvio applicazioni

modificare-google-barGoogle ha annunciato ieri sera che ora è possibile modificare a piacimento l’ordine dei prodotti e delle applicazioni nella sua barra di di avvio applicazioni.

Basta fare drag and drop per risistemarle. Per esempio se si vuole spostare l’icona di Google Maps basta cliccarci sopra e trascinarla dove si vuole.

Una piccola funzionalità che auspicavo da tempo, e francamente mi domandavo perché non l’avessero ancora implementata, che per chi come me utilizza molto tutti i servizi di Google sarà sicuramente utile.

Bisognerà aspettare un paio di settimane perché sia completamente diffusa, dunque pazienza…

Sito responsive o versione mobile?

3 buoni motivi per scegliere di avere un sito responsive rispetto a una versione mobile.

Ormai il concetto è diffuso e (spero) assimilato: la navigazione su smartphone e tablet cresce quasi esponenzialmente, e dunque di pari passo l’importanza di avere siti web “mobile-friendly”.

Se la SEO è una componente essenziale delle tue strategie di marketing, avere un sito web “mobile-friendly” è ormai essenziale.

Le vendite e-commerce su mobile hanno già superato quelle su desktop e alcune attendibili stime indicano il 2014 come anno della svolta: la navigazione da mobile supererà quella da desktop.

E dato che il 67% degli utenti indicano di fare acquisti preferibilmente su un sito web “mobile-friendly”, va da se che le tue strategie di web marketing dovrebbero basarsi su un sito web “mobile-friendly” e preferibilmente responsive.

La questione è: scegliere di avere un sito web responsive o una versione mobile separata? Il tema è dibattuto e ci sono pro e contro in entrambi i casi. Cosa sia meglio per te dipende dalla natura stessa della tua attività e dal tipo e dall’ampiezza dell’audience e se decidi di muoverti seguendo una strategia SEO.

Se per te la SEO è importante (e dovrebbe esserlo se stai leggendo questo articolo) ecco tre ragioni per cui un sito web responsive è la migliore opzione.

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1. Google raccomanda il responsive web design

Quando Google parla, chi fa web marketing ascolta. Gooogle indica i siti web responsive come configurazione preferibile, nelle linee guida leggiamo: “This is Google’s recommended configuration“. Il motivo è semplice: i siti responsive hanno un solo URL e il codice HTML è unico, la qual cosa rende molto agevole l’indicizzazione per Google.

Al contrario i siti con versione mobile hanno URL differenti e differente HTML (es. mobile.tuosito.com o addirittura www.tuosito.com/mobile) , richiedendo a Google di indicizzare, di fatto, versioni multiple dello stesso sito, e questa cosa non è tenuta in buon conto dal big G…

Inoltre Google preferisce i siti responsive perché i contenuti su un solo sito e un solo URL sono molto più facilmente fruibili e condivisibili dagli utenti rispetto a contenuti duplicati su due differenti versioni.

Prendiamo per esempio un utente che condivide su Facebook i contenuti di un sito in versione mobile con un amico che invece naviga da desktop, quest’ultimo vedrà una versione ridotta del sito (e spesso pure un po’ bruttina), vivendo una esperienza decisamente frustrante e sicuramente non ottimale in un periodo in cui Google pone grande enfasi sulla “user-experience” quale fattore di ranking.

2. Un solo sito, tanti dispositivi

Uno degli aspetti più affascinanti nell’avere un sito responsive risiede nella garanzia di assicurare una ottima “user-expirience” su tanti (diciamo pure tutti) dispositivi e per qualsiasi risoluzione di schermo. La qual cosa è importantissima essendo impossibile prevedere che device o che risoluzione avranno gli utenti che accedono al tuo sito web. Un sito che funziona bene ed è esteticamente gradevole a dispetto di queste variabili, garantisce di fatto una migliore e più proficua “user-experience” rispetto a un sito web in versione mobile separata.

Facciamo un altro esempio: Un utente, durante la sua pausa pranzo, cerca un prodotto o un servizio sul suo smartphone. Trova il sito che offre ciò che cerca, e decide di approfondire sullo stesso sito da casa, solo che a casa continuerà la navigazione da desktop…

Se il sito del nostro esempio è responsive, tutto ok, l’utente avrà una “user-experience” positiva e la transizione da smartphone a desktop sarà pressoché trasparente. Ma se il sto trovato era una versione mobile separata, l’utente dovrà molto probabilmente trovare la versione desktop del sito e cercare nuovamente il prodotto o servizio richiesto… la qual cosa, per esperienza personale, è molto frustrante…

3. Facile da gestire

Avere due distinte versioni del sito richiede due diverse strategie SEO (ti sei mai posto questo problema?). Gestire un solo sito e una sola strategia SEO è sicuramente più facile ed economico (e questo secondo aspetto sono sicuro ti interessi molto)!

In conclusione, i siti web responsive sono raccomandati da Google, consentono una ottima “user-experience” su qualsiasi dispositivo e a qualsiasi risoluzione e sono facili ed economici da gestire, anche in ottica SEO. Per questo rappresentano senza dubbio la migliore opzione per una startegia SEO mobile.


Cos’è il content marketing?

La produzione di contenuti utili dovrebbe essere il cuore delle tue strategie di (web) marketing

I consumatori sono ormai più consapevoli verso le tradizionali strategie di marketing. Oggi con la TV on-demand possono saltare le fastidiose pubblicità televisive, siamo tutti avvezzi a scandire le pagine di giornali e riviste ignorando quasi inconsciamente le inserzioni e il navigatore medio si è evoluto ormai ed evita accuratamente banner e pulsanti (che per lui sono irrilevanti)…

I marketer più smaliziati hanno capito ormai che il marketing tradizionale è sempre meno efficace e che c’è un a via migliore: il content marketing!

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Ma cos’è esattamente il content marketing?

Il content marketing è una strategia di marketing che si basa sulla produzione e distribuzione costante di contenuti utili e interessanti per attirare un dato target. Il focus non è la vendita in sè, ma la comunicazione e l’acquisizione di clienti.

In sostanza, il content marketing è l’arte di comunicare con i tuoi clienti e con i tuoi potenziali clienti senza vendere direttamente. È in opposizione a quanto definito come “interruption marketing” (si usa a volte il termine outbound marketing). Invece di spingerre i tuo prodotti o servizi, si danno informazioni che rendano i tuoi acquirenti più consapevoli, più informati.
L’essenza di una strategia di content marketing risiede nella convinzione che se noi, come azienda, forniamo in maniera continuata contenuti utili e interessanti ai nostri utenti, loro alla fine ci ripagheranno diventando clienti fedeli.

Ed è vero! Il content marketing è sfruttato da alcune delle più grandi aziende mondiali così come da una pletora di piccole imprese e di professionisti di tutto il mondo. Perché? Perché funziona!

Il content marketing è il presente del marketing

Facciamo un passo indietro e rileggiamo la definizione di content marketing, ma ora omettiamo le parole “utili e interessanti”.  Questa è la differenza tra il content marketing e l’altra spazzatura pseudo-informativa che ricevi dalle aziende che cercano di venderti la loro roba…

Riceviamo informazioni (spesso non richieste) quotidianamente e spesso sono inutili e di nessuno interesse per noi (sì, è spam!). Questo è ciò che rende il content marketing oltremodo intrigante in un panorama odierno di migliaia di messaggi per persona al giorno. Un buon content marketing ferma l’utente, che legge, pensa, agisce, differentemente…

Come amo sottolineare di solito con i miei clienti o i miei allievi, il content marketing non è solo il futuro, ma è il presente.

Il marketing è impossibile senza buoni contenuti

Indipendentemente dalle tattiche utilizzate, la produzione di contenuti di qualità dovrebbe essere parte integrante della strategia di marketing:

  •  Social media marketing: una strategia di content marketing viene prima della tua strategia sui social media.
  • SEO:  i motori di ricerca premiano le aziende che pubblicano contenuti utili e di qualità.
  • PR: strategie di PR di successo affrontano questioni che gli utenti hanno a cuore, non i loro affari. 
  • PPC: perché una campagna di pay per click sia efficace ha bisogno del supporto di buoni contenuti.
  • Inbound Marketing: i contenuti sono la chiave per il traffico in entrata e la generazione di lead.

Secondo un’indagine americana l’80% dei decision maker aziendali preferiscono ricevere informazioni da una serie di articoli piuttosto che da un annuncio pubblicitario. Il 70% asserisce che il content marketing li fa sentire più vicini all’azienda promotrice, mentre il 60% dichiara che i contenuti aziendali li aiutano a scegliere meglio i prodotti.

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Come trovare le parole chiave da usare sul sito

Mentre assistiamo a continui cambiamenti degli algoritmi di Google, uno dei pochi punti fermi su cui poter sempre contare per una efficace strategia di web marketing è l’ottimizzazione delle parole chiave.

Andrò a illustrare un semplice processo per aiutarti nella costruzione di un elenco di parole chiave per il posizionamento nei motori di ricerca.

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1. Compila una lista di argomenti importanti per la tua attività.

Per dare il via al processo pensa agli argomenti per cui vuoi indicizzare la tua pagina come se fossero dei contenitori generici. Questi argomenti si tradurranno in una lista di 5/10 temi che tu reputi siano importanti per la tua attività.
Questi contenitori ti saranno utili più avanti nel processo per definire specifiche parole chiave.

Per esempio, nel caso di un attività come quella di asturi.it, questi contenitori generici potrebbero essere “realizzazione siti”, “blog”, “email marketing”, “SEO”, “social media”.

2. Riempi questi contenitori di argomenti con parole chiave.

Ora che hai dei contenitori di argomenti su cui focalizzarti, è il momento di mettere a fuoco alcune parole chiave per riempirli. Più che parole chiave saranno frasi chiave che tu reputi importanti per il posizionamento nelle SERP (Search Engine Result Pages), le pagine dei risultati dei motori di ricerca, perché supponi che il tuo target possa effettuare ricerche con quelle chiavi.

Continuando con l’esempio autoreferenziale, per il contenitore “SEO”, le frasi chiave potrebbero essere:

  • Ottimizzazione per i motori di ricerca
  • Come ottimizzare per i motori di ricerca?
  • Cosa è la SEO?
  • Ottimizzazione sito web

E così via… L’idea in questa fase non è di avere l’elenco definitivo delle parole chiave, ma fare mente locale su quelle frasi che potrebbero interessare i nostri potenziali clienti su quel determinato argomento. Affineremo la lista più avanti.

Non resta altro da fare che ripetere questo step per ogni contenitore che abbiamo definito al punto precedente. In caso di difficoltà fai riferimento ala tua esperienza diretta con il target o a quella del tuo front office per desumere termini e richieste ricorrenti da parte dei clienti.

3. Assicurati la presenza di un mix di short-tail e long-tail keywords per ogni argomento.

In breve, letteralmente short and long-tail stanno per coda breve e coda lunga: le short-tail keywords sono frasi brevi, di due, massimo tre parole; le long-tail keywords sono frasi più lunghe che contengono tre o più parole chiave.

L’importanza di avere un mix bilanciato delle due tipologie di chiavi si esplica nell’avere un bilanciamento  tra obiettivi a lungo termine e obiettivi a breve termine. Le short-tail keywords sono quasi sempre più competitive di quelle long-tail, per cui sarà più arduo avere un buon posizionamento per queste.

Per esempio, quale di queste chiavi pensi sia più facile posizionare?

  1. Come trovare le parole chiave da usare sul sito
  2. Parole chiave

Se la tua risposta è la numero uno ci hai azzeccato… e considera anche che il traffico che deriva dalla numero uno sarà decisamente quello più appetibile!

Perché?

Semplice, perché qualcuno che cerca qualcosa di così specifico è sicuramente un utente più qualificato per i tuoi prodotti o i tuoi servizi di qualcuno che cerca qualcosa di veramente generico.

Dunque controlla i tuoi elenchi di parole chiave per assicurarti di avere un buon mix di parole chiave a coda breve e lunga per avere dei buoni risultati sia a breve che a lungo termine.

3.1 Trova termini di ricerca correlati.

Se ti stai arrovellando per pensare a più parole chiave che gli utenti potrebbero utilizzare su uno specifico argomento, ecco un semplice suggerimento: vai su Google e dai uno sguardo alle ricerche correlate che compaiono a fondo pagina quando si fa una ricerca. Noterai dei suggerimenti per ricerche correlate alla chiave originale. Queste keywords possono fornirti delle idee per altre long-tail keywords che potresti prendere in considerazione.

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Un piccolo bonus: vai nei tuoi termini correlati e vedi i loro termini correlati 😉

4.  Guarda come la concorrenza si posiziona per queste keyword.

Solo perché la tua concorrenza sta facendo qualcosa non è detto che anche tu debba. Lo stesso vale per le keyword. Solo perché una chiave è importante per la tua concorrenza non necessariamente lo sarà per te. Comunque analizzare e capire perché la tua concorrenza usa certe keyword è importante per migliorare ulteriormente la tua lista.

Se un tuo competitor si posiziona per certe chiavi che sono anche sulla tua lista, vale la pena di lavorare a migliorare il tuo posizionamento per quelle chiavi. Ad ogni modo non ignorare quelle chiavi che la concorrenza sembri trascurare. Potrebbe essere una importante occasione per garantirti una fetta di mercato su termini importanti.

Comprendere il giusto equilibrio tra termini più competitivi e termini un po’ più alla tua portata ti aiuterà a mantenere quel giusto equilibrio a cui facevamo riferimento prima parlando di short e long-tail. Tieni presente che l’obiettivo deve essere sia a breve termine che a lungo termine per queste chiavi piùc ompetitive.

5. Usa gli strumenti di Google per affinare il tuo elenco.

Ora che hai il giusto mix di keywords è il momento di snellire la lista con dati più qualitativi. Ci sono diversi strumenti a disposizione per fare ciò. Personalmente preferisco  usare lo “Strumento di pianificazione delle parole chiave” di Google, che per brevità chiamerò “Keyword Planner” (devi avere un account AdWords, ma tranquillo, non dovrai creare una campagna), assieme a Google Trends.

Nel Keyword Planner potrai avere una indicazione sul volume di ricerca mensile per la chiave inserita e per le chiavi suggerite con una stima della concorrenza.

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Utilizza il Keyword Planner per contrassegnare i termini che hanno un volume di ricerca troppo basso (o troppo alto) e non ti aiutano a mantenere il giusto equilibrio di cui sopra. Ma prima di eliminarli definitivamente dalla lista, controllane storia e proiezioni su Google Trends.  Alcuni termini a basso volume potrebbero rivelarsi vincenti sul lungo termine.

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Congratulazioni! Ora hai una lista di keyword che ti aiuterà a mettere a fuoco una strategia vincente per la tua attività e ottenere benefici a breve e lungo termine.

Assicurati di rivedere le tue liste periodicamente, trimestralmente direi, ma dipende dal tipo di attività ovviamente, al fine di mantenere e accrescere il posizionamento ottenuto.

8 buoni motivi per non acquistare liste di email

Prendo spunto dalla richiesta di un amico riguardo a cosa ne pensassi riguardo l’acquisto di un database di email per fare il punto su questa pratica che, sebbene diffusa, rivela una certa miopia da parte di chi se ne serve.

L’acquisto di un elenco di contatti email potrà sembrare una soluzione rapida e indolore per acquisire nuovi contatti e spargere il tuo verbo…

In realtà questa pratica potrebbe determinare la fine della tua credibilità. E sebbene sia reperibile in queste liste qualche contatto utilizzabile, si potrebbe incappare in problemi a a breve e lungo termine con l’acquisto di liste di email.

Detto ciò, si spera che quanto segue  possa ispirarti in futuro, allorché vorrai acquistare una lista di indirizzi email, e indirizzarti sul modo migliore (e più sicuro) per aumentare i tuoi contatti (e le tue vendite).

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 1. I destinatari di quella lista non vogliono sapere nulla di voi.

Cosa c’è di peggio di una telefonata a freddo dall’operatore di turno che interrompe la tua giornata (o peggio, il tuo pranzo o la tua cena…)? Tre parole “email non richiesta” (leggi spam!). Far partire centinaia, o migliaia, di email verso persone che non hanno scelto se riceverle o meno può avere un effetto negativo sul tuo brand e, ancora peggio, farti finire in una black list.
La maggior parte dei contatti email acquistati probabilmente non hanno idea di chi tu sia, di cosa si occupi la tua azienda, o di come hai avuto le loro informazioni. Converrai che non è proprio il modo migliore per fare una buona prima impressione…

Chi ti fornisce l’elenco di email ti rassicurerà sul fatto che quei contatti hanno scelto di ricevere informazioni, ma forse non è proprio vero al 100%… magari hanno scelto di ricevere email promozionali in maniera inconsapevole, magari credendo di accettare i termini di chissà quale servizio. Gran parte delle email saranno state raccolte con un crawler automatico, una sorta di motore di ricerca che raccoglie indirizzi email da migliaia di pagine web… Losco, non trovi…?

Avviare un rapporto d’affari inviando spam a qualcuno è senza dubbio un’ardua impresa… per non dire inutile…

2. I dati dell’elenco di email non sono così precisi come il fornitore dice.

I fornitori di questi elenchi di email promettono informazioni affidabili e un alto tasso di accuratezza dei recapiti. Purtroppo questo si verifica raramente. La realtà è che queste liste sono piene zeppe di dati errati e non aggiornati e spesso anche gli indirizzi di posta stessi non sono più attivi. Ciò comporta che se stai inviando messaggi a questi indirizzi email, potresti essere segnalato come spammer e finire in una black list.

Qualsiasi inesattezza nei dati farà sì che il destinatario metta in dubbio la tua credibilità.

Non sprecare tempo e denaro inseguendo contatti di scarsa qualità, o peggio ancora, contatti inesistenti. Investi invece in attività di marketing che stabiliscano la tua azienda come leader del suo settore, investi nel costruire la fiducia dei visitatori del tuo sito web, e di conseguenza converti i visitatori in sottoscrittori della tua newsletter.

3. Potresti finire per personalizzare erroneamente le tue email.

Con la maggior parte di servizi di invio di posta elettronica hai la possibilità di usare campi personalizzati, come nome, cognome, titolo, azienda, nelle campagne di invio di email. Se hai un rapporto consolidato con il destinatario del messaggio è appropriato usare un certo livello di personalizzazione, ma va da se che questa pratica potrebbe essere alquanto rischiosa quando si lavora con una lista di indirizzi email acquistata.

Quando acquisti un elenco di email, non ti sei guadagnato il diritto di conoscere le informazioni di contatto di queste persone, o stabilire alcun tipo di relazione o senso di fiducia.

Il marketing su misura può essere incredibilmente produttivo, sii solo accorto a non farlo prematuramente…

Ricevere una comunicazione non richiesta è come cominciare una conversazione con uno sconosciuto su un bus. Come ti sentiresti se questo sconosciuto conoscesse il tuo nome, il tuo lavoro e la tua email? Non saresti diffidente, se non spaventato da quella persona…?

4. Probabilmente stai violando i termini del servizio dell’ESP.

Ogni Email Service Provider (ESP) che si rispetti evidenzia di solito chiaramente due elementi nelle sue condizioni di servizio:

  1. Non invierai spam!
  2. Non userai liste di email acquistate, affittate o ottenute da terze parti!

Perché un ESP dovrebbe preoccuparsi dell’etica delle tue campagne email?
Quando fai un invio di massa attraverso un ESP, il messaggio è instradato attraverso un comune indirizzo IP associato al provider. Se troppi clienti di quel provider inviano email di bassa qualità, la cosa può ripercuotersi sul provider stesso e su tutti i clienti di quell’ESP.

Dunque se il tuo ESP usa un IP condiviso, come spesso accade, basta una solo mela marcia a rovinare tutto il raccolto…

5. L’invio di email a liste acquistate può ridurre la tua generale capacità di comunicare via email.

Come anticipato, la capacità di raggiungere il destinatario può essere pesantemente inficiata dall’utilizzo di elenchi email di terze parti.Considerato che per molte aziende l’email è il canale primario (se non l’unico) di comunicazione con la clientela, cosa accadrebbe se tutte le tue email non raggiungessero più i destinatari? Richieste, fatture, news… tutto al vento…

Una email può finire in tre modi: consegnata con successo nella casella del destinatario, indirizzata nella cartella di spam o intercettata da un gateway di un ESP che ne impedisce la consegna. In questo ultimo caso non riceverai alcuna notifica o messaggio di errore.

La “consegnabilità” (i miei colleghi anglofoni parlano di deliverability) può diventare un problema serio. Tutto si riduce a ciò che viene detta “sending reputation”, è cioè la reputazione del mittente: L’ESP monitora la tua attività di invio basandosi su un certo numero di segnali, tra cui:

L’invio di email pertinenti e formattate correttamente;

I pattern nel volume di invii che fai;

Il numero di volte che le tue email sono contrassegnate come spam;

La frequenza di rimbalzo dei tuoi messaggi di posta.

Se acquisti una lista di email e cominci a inviare un volume  di email inusuale per la tua media, ci sono buone possibilità che la tua attività faccia suonare dei campanelli. Se ciò non dovesse bastare, l’alta frequenza di rimbalzo potrebbe fare il resto. Se il tuo ISP segnala il tuo account potresti avere serie ripercussioni sull’utilizzo della tua posta elettronica e di fatto, in alcuni casi, bloccare completamente la tua capacità di comunicare via email.

6. È così facile che chiunque può farlo.

Anche se probabilmente già lo sai, voglio svelarti un segreto: tu non sei il primo ad acquistare una lista di email…

È molto probabile che i tuoi concorrenti abbiano bombardato quegli stessi indirizzi centinaia di volte. Ed è per questo che molto probabilmente quegli stessi contatti non leggeranno nemmeno i tuoi messaggi…
Validi rapporti commerciali si fondano sulla fiducia, non sullo spam…

Se tu avessi una bella lista di email a cui i contatti si sono iscritti autonomamente, la condivideresti con i tuoi competitors…?

 7. L’uso di liste di email può essere un killer per il morale dell’addetto alle vendite o al marketing.

Potrebbe anche darsi che la persona che ha deciso che l’acquisto di un elenco di email sia una buona idea non coincida con la persona che si occupa della campagna di email. Per chi si occupa dell’esecuzione della campagna, utilizzare una lista di email può essere davvero devastante per il suo morale.

Se si è abbastanza fortunati da ricevere delle risposte, suoneranno più o meno così:

  • “Smettetela di inviarmi email”
  • “Come avete avuto i miei recapiti?”
  • “Mi avete inviato 10 email questa settimana!”
  • “Non sono interessato”

8. Le liste di email possono influenzare negativamente il tuo CRM

L’acquisto di un elenco di email  può avere serie ripercussioni anche sul tuo sistema di CRM. Quando realizzi che gran parte dei contatti che hai acquistato non sono legittimi può diventare molto difficile separarli dai contatti genuini.
Estrarre dei dati affidabili da campagne che utilizzano contatti di varie risorse  può rendere l’analisi difficoltosa e spesso inutile.

Spesso poi l’utilizzo di liste di email può avere un effetto anche sul costo di gestione delle campagne: molti software basano il loro prezzo sul volume dei contatti e se il tuo piano prevede fino a 2.500 contatti, una mailing list con 10.000 record può sicuramente comportare un aggravio dei costi per gestire questi dati aggiuntivi.

Qual’è dunque la soluzione?

Invece di bombardare migliaia di ignare caselle di posta, l’inbound marketing si focalizza nell’attrarre persone che cercano informazioni sui tuoi prodotti o sui tuoi servizi. La produzione di contenuti strutturati per i tuoi potenziali clienti farà in modo che gli utenti sottoscrivano naturalmente la tua newsletter. Questa autorizzazione alla comunicazione fonda le basi di un potenziale rapporto commerciale.

Guadagnare l’interesse e la fiducia dei tuoi contatti è la premesse essenziale  per la strutturazione di solidi e duraturi rapporti commerciali.

5 consigli per l’email marketing

Cinque rapidi consigli per fare un buon email marketing

L’email marketing diventa sempre più popolare e sempre più utilizzato come  valido supporto di una buona campagna di web marketing.

Ne avrai sentito parlare, e magari ti ci sei pure cimentato… Per ottenere dei buoni risultati ecco cinque efficaci consigli per fare email marketing in maniera proficua.

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1. Il target dell’email

In un mercato sempre più frenetico è necessario fare molta attenzione a chi approcci e in che modo. Se perdi l’attenzione di un potenziale cliente è verosimile che tu te lo sia giocato per sempre. Scegli dunque con attenzione il target di riferimento per il tuo email marketing e raggiungilo con messaggi che possono essere di un qualche interesse per esso. Selezionare il taget giusto per l’invio delle tue email ti eviterà di sprecare tempo e risorse per persone che non diventeranno mai tuoi clienti.

2. Il design dell’email

Ecco il punto: le email lente e brutte vengono cancellate o non usciranno mai dalla cartella dello spam… Le email devono avere un lay-out fluido e creativo e che sopratutto agevoli la lettura. Usa immagini attraenti, colori gradevoli e rendi facile lo scorrimento del testo della email. E cosa più importante, invia sempre email responsive, che si adattano ai dispositivi mobili!

3. Il messaggio dell’email

Ormai abbiamo tutti familiarità con le email di spam. Non inviare una di quelle email! Il messaggio inviato dovrebbe essere rilevante per il destinatario, per la sua attività, per le sue preferenze…

Un altro elemento importantissimo dell’email è la prima cosa che il destinatario vede: l’oggetto. In quella breve sentenza ci giochiamo tutto, molto probabilmente il destinatario deciderà se leggere o meno la tua email già dall’oggetto. Dunque è importante avere un oggetto dell’email che sia creativo e accattivante.

4. L’orario d’invio dell’email

La scelta dell’orario giusto per l’invio dell’email è altrettanto importante quanto la scelta di destinatari e contenuti. Non inviare l’email durante la notte, attendi che i tuoi destinatari siano svegli e magari che siano al lavoro. Saranno più inclini a prestare attenzione a quello che scrivi. Le conversioni aumentano per eventi o giornate particolari, come durante le feste. Prova a usare questi periodi a tuo vantaggio.

 5. L’incentivo dell’email

Un modo certo per perdere potenziali clienti è di non fornire loro un incentivo nella email inviata. Cerca di dare ai tuoi destinatari un motivo per rispondere al tuo messaggio ed eventualmente convertirli in tuoi clienti.

Prova ad applicare questi consigli alla tua campagna di email marketing per sperimentare un miglioramento nelle conversioni e nei successivi profitti.

Come impostare una pagina aziendale su LinkedIn

Una pagina aziendale (company page) aiuta i membri di LinkedIn a conoscere la tua attività, il tuo brand, i prodotti e servizi che offri e le opportunità di lavoro che eventualmente puoi offrire. Ogni membro di LinkedIn, come accade per gli altri social media, può seguire una pagina aziendale.

Se vuoi impostare una pagina aziendale su LinkedIn per la tua attività, in primo luogo devi verificare di avere i requisiti giusti.

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Chi può aggiungere una pagina aziendale su LinkedIn?

È possibile aggiungere una nuova pagina aziendale su LinkedIn solo se si soddisfano tutti i seguenti requisiti:

  1. È necessario possedere un profilo personale impostato con il tuo vero nome e cognome.
  2. La tua efficacia del profilo deve essere elencato come intermedia o massima.
  3. È necessario disporre di più connessioni sul tuo profilo.
  4. Sei un dipendente della società attuale e la posizione è elencato nella sezione “Esperienza” del tuo profilo.
  5. Si dispone di un indirizzo di posta elettronica aziendale (per es. [email protected]) aggiunto e confermato sul tuo account LinkedIn.
  6. Il dominio di posta elettronica della tua azienda è unico per l’azienda.

Nota: Un dominio non può essere utilizzato più di una volta per creare una pagina aziendale. Poiché i domini come gmail.com, yahoo.com o servizi email generici non sono unici per un’azienda, tali domini non possono essere utilizzati per creare una pagina aziendale. Si potrebbe considerare la creazione di un gruppo se la tua azienda non dispone di un dominio di posta elettronica univoco.

Aggiungere una pagina aziendale

  1. Posiziona il cursore su Interessi nella parte superiore della tua home page e seleziona Aziende.
  2. Clicca sul link Aggiungi un’azienda in alto a destra.
  3. Inserisci il nome ufficiale della tua azienda e il tuo indirizzo email di lavoro.
  4. Clicca su Continua e inserisci le informazioni sulla tua azienda.
    • Se l’indirizzo email lavorativo che fornisci è un indirizzo email non confermato sul tuo account LinkedIn, sarà inviato un messaggio a quell’indirizzo. Segui le istruzioni nel messaggio per confermare il tuo indirizzo email, quindi esegui la procedura indicata sopra per aggiungere la pagina aziendale.
    • Un messaggio di errore in rosso potrebbe apparire se riscontri problemi aggiungendo una pagina aziendale, segui i messaggi per correggere.
    • Non è disponibile un’anteprima della tua pagina aziendale completata. Per vedere la pagina devi pubblicarla.

 

Costruire il personal brand sui social media

Tutto ciò che diciamo e facciamo sui canali social in definitiva dice agli altri tutto ciò che siamo. Considera l’attività sui social media la versione 2.0 della comunicazione non verbale. Tutto i tuoi like, le condivisioni, i commenti, i pin o i retweet esprimono qualcosa di te.

La cosa può essere sia una benedizione che una maledizione, soprattutto quando si vuole affermare se stessi come leader di pensiero o come risorsa credibile in un settore particolare. Devi essere consapevole che ogni azione pubblica on-line contribuisce a costruire il tuo personal brand. Così, come puoi avere la certezza che stai costruendo un buon personal brand sui social media?

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Facebook

Quasi tutti sono su Facebook, così come si può usare Facebook per cominciare a stabilire se stessi come un’autorità in un settore particolare ?

Pubblicare contenuti utili in un tono colloquiale. Se davvero si vuole cominciare a essere considerati competenti in una determinata area , è necessario dimostrare che sai il fatto tuo! Preferibilmente sfrutta i tuoi blog preferiti e discutine apertamente. Educare altre persone è un ottimo modo per iniziare a gettare le basi della propria autorevolezza .

Tieni presente che non tutti i tuoi amici di Facebook saranno interessati alle tue cose di lavoro, quindi cerca di non inondarli con informazioni di cui non gli importa nulla. Se ti vuoi focalizzare sul tuo brand e sulla tua  attività, considera seriamente la creazione di una brand page per evitare di tediare i tuoi amici.

Considera anche di trovare o aprire un gruppo su Facebook dove le persone che la pensano allo stesso modo possono incontrarsi e scambiarsi informazioni.

Un mix di questi approcci ti permetterà di costruire la tua credibilità e al contempo non infastidire i tuoi amici.

Twitter

Twitter è diventato il canale d’elezione per fare personal branding, e qui in Italia abbiamo molti esempi lampanti nel mondo dello spettacolo e del giornalismo. La dinamica veloce del canale sociale, lo rende ideale per la condivisione di blog, pensieri, curiosità divertenti e per interagire con gli altri utenti senza annoiare gli utenti.

È consigliabile creare un elenco di power user che ammiri e prestare attenzione a che tipo di contenuti condividono. Twitta su news di settore senza tralasciare di includere il tuo punto di vista. Non essere un “robo- tweeter”, aggiungi sempre del tuo nei 140 caratteri. Assicurati di utilizzare hashtag appropriate in modo che il tweet sarà rintracciabile per coloro che stanno facendo ricerche su Twitter.

Partecipa ai topic di tuo interesse per connetterti con persone che la pensano come te su un determinato argomento. Quanto più si partecipa, più si può guadagnare credibilità.

Fare personal branding su Twitter richiede un sacco di tempo e fatica , ma se lo fai nel modo giusto puoi davvero costruire una solida base di follower.

Google+

Google+ in questo momento e sotto-utilizzato rispetto alle sue potenzialità. Comparato agli altri social network potrà apparire come una città fantasma, ma se sai dove cercare trovi alcuni trai migliori opinion leader di internet.

Le communities di Google+ sono un ottimo canale per individuare delle nicchie dove inserirsi per cominciare una conversazione o partecipare a una già avviata.

In generale per Google+ funziona un po’ come con Twitter, per avere successo devi starci dentro. Bisogna postare almeno ogni giorno e includere hashtag rilevanti nei propri post.

Un altro fattore determinante è la Google Authorship, approfondiremo questo tema in un articolo specifico.

LinkedIn

LinkedIn dovrebbe costituire la base per le tue attività di personal branding. Qui dovresti pubblicare contenuti rilevanti per la tua attività, partecipare alle discussioni e dire la tua su contenuti condivisi da altri utenti.

Una grande funzionalità di LinkedIn sono gli endorsement: ogni utente ha la possibilità di avallare le specifiche capacità lavorative delle sue connessioni. Ottenere queste raccomandazioni può aiutare quelli che vedono il tuo profilo ad avere un’idea circa il tuo set di abilità.

Non trascurare LinkedIn e usarlo solo quando sei a caccia di lavoro. Forse non è attraente come gli altri social media, ma è il posto dovo la tua leadership intellettiva può cominciare a crescere.

In conclusione una considerazione di carattere generale: devi essere “like-abile”. A nessuno piacciono gli sbruffoni, le persone sgradevole o quelli che condividono di tutto indiscriminatamente… moderazione e buon senso!